Vincenzo è stato il mio compagno di viaggio in Giappone, ma perché lo chiamo Oni?
La leggenda di Oni.
Attenzione: questa è una storia di fantasmi, castelli e fanciulli non adatta ai bambini o ai deboli di cuore.
In realtà non è vero, però non mi piaceva questo inizio ad effetto! Ma veniamo al dunque…
Castello di Matsumoto, tardo pomeriggio. Il sole scende verso l’orizzonte e le ombre sono già lunghe. Vincenzo, vuoi per altezza, vuoi per circonferenza è decisamente un uomo fuori taglia per il Giappone sopratutto dentro al castello di Matsumoto dove i gaijin (stranieri) non sono così frequenti.
Nel castello regna la penombra e i soffitti bassi, uniti ad un silenzio di altre epoche, rende l’atmosfera surreale. E’ per queste stanze che si aggira Vincenzo con passo silenzioso tenendo le sue scarpe nel sacchetto. Le poche persone in giro si diluiscono nei vari piani ed è per questo che una madre, sicura del luogo, lascia che la piccola figliola si allontani di un poco.
La piccolina, spinta dalla sua innocente curiosità, arriva ignara alle spalle di Vincenzo senza notarlo. Vincenzo sbuca dalla penombra e dall’alto la guarda. La piccolina si trova sormontata da questo omone, più grande di tutti quelli che avesse ma visto nella sua breve vita. Fa un passo indietro cercando la mano della madre, ma questa purtroppo è troppo, troppo lontana. Travolta dal terrore si gira e corre via in lacrime gridando: “Oni, Oni…”.
Considerato che Oni si può tradurre come orco o demone, con le lacrime agli occhi da quel momento in poi ho ribattezzato Vincenzo in … Oni!!!
E’ con grande vergogna che introduco il blog e la gallery di Oni.