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10/10/2019 – Islanda nord ovest

Ci svegliamo nella nostra accogliente capannina senza troppa fretta. Colazione con uova e verdure in busta portate da casa e i soliti caffè liofilizzati. Giusto il tempo di caricare le valigie e si parte.

La prima sosta é presso Þrístapar una zona caratterizzata da un paio di curiosità: la prima è il posto dove è stata eseguita l’ultima esecuzione nel 1830 con il taglio della testa di Agnes Magnúsdóttir e Friðrik Sigurðsson. Rimane poco più di una pietra al suolo a commemorare l’evento, ma il panorama comunque merita la sosta.

Proseguendo sulla Ring Road, ma meglio imboccando la 722, ci si trova davanti ad uno spettacolo inusuale: decine e decine di piccole collinette sparse per la campagna. A vederle così sembrano quasi artefatte, ma le guide garantiscono che siano naturali. Paesaggio veramente curioso, sicuramente merita la sosta.

Proseguiamo verso la Húnaþing Vestra, una penisola con varie tappe interessanti e a breve distanza. Non so se sia una coincidenza, oppure un ottimo lavoro dell’ufficio del turismo locale.

 

La prima sosta è presso Ingimundarholl, una vecchia fattoria dove qualcuno ha passato il suo primo inverno. Come si nota non ho capito molto e manco ho visto questa costruzione, ma la vista del lago è comunque carina.

 

La seconda tappa è Borgarvirki, una rupe di basalto che svetta sulla pianura circostante, usata in antichità come fortezza. Non rimane molto da vedere oltre che un bel panorama dell’area circostante che vale una sosta di qualche minuto.

 

Passiamo quindi alla attrazione principale della zona: Hvítserkur. E’ un faraglione che svetta in mezzo al mare con una forma veramente particolare. E’ impressionante vederlo isolato da qualunque altra cosa e così imponente. Dal parcheggio si può scendere fino al mare avendo così la possibilità di ammirarlo da molteplici angoli.

Non molto lontano, presso Illugastadir, c’è una colona di foche. Dal parcheggio si cammina una decina di minuti e si arriva ad un capannino dove si possono vedere due strisce di scogli su cui risiedono parecchie foche. Non sono vicinissime e per vederle adeguatamente consiglio un binocolo.

TipsL’Islanda è principalmente natura e spesso le cose da vedere non sono vicinissime. Pensiamo alle colonie di Puffins o foche i cui punti di osservazione sono posti in maniera da non disturbarle. Un binocolo, anche leggero e mediamente potente, non deve sicuramente mancare nello zaino.

Proseguiamo fermandoci dove le indicazioni turistiche suggeriscono qualche cosa da visitare. Ci fermiamo in un posto dove tal Guðmundur Bergþórsson ha fatto qualche cosa. Ci sono dei pali che montano qualche cosa, ma di fatto … non abbiamo capito nulla. [n.b. una ricerca successiva porta ad una pagina di Wikipedia scritta in islandese, non proprio chiarificante. Sembra che il tizio sia una sorta di scrittore o poeta, ma nessuna indicazione sul sito.]

Sosta presso Hamarsrétt, dove si può vedere un curioso recinto per le pecore. La cosa più interessante è però la Strandir coast, ovvero la parte più a est dei Westfjords, nostra destinazione della giornata.


Ultima tappa della penisola è il Skardsviti Lighthouse che si può vedere comodamente da lontano. Sembra ci sia una strada che porta più vicino, ma non indaghiamo e proseguiamo.


Quello che segue sono chilometri e chilometri di guida, costeggiando la costa e con panorami di ogni tipo. Qualche sosta qua e la per sgranchire le gambe o vedere qualche cosa imprevista. Le strade sono spesso sterrate, anche un po’ difficoltose, ma ne vale sicuramente la pena.

TipsIn Islanda generalmente i benzinai non mancano, ma ci sono aree dove dove veramente non c’è nulla. Malgrado in ogni viaggio applico la regola a metà si riempie ci è capitato di rimanere quasi a secco. Il nostro problema è stato che il benzinaio previsto guardando il GPS di fatto non c’era o non l’abbiamo trovato. Fortunatamente siamo riusciti ad arrivare al successivo, ma questo ha comportato una guida lenta facendoci perdere parecchio tempo e acumulando stress.

Arriviamo ad Hólmavik, una cittadina molto interessante perchè … non c’è assolutamente nulla. Qualche casa, la chiesa, un paio di alberghi e il pub ristorante. Sarà carino passare la notte qui, provando la vita del posto.

Lasciamo i bagagli all’albergo e ci dirigiamo verso l’ultima meta, a mezz’ora di macchina, le Drangsnes Hot Pots. Sono tre tinozze di acqua calda sulla scogliera affacciata al mare. Gli spogliatoi sono sporchi per via dei molti turisti, ma sopratutto distanti dalla tinozze, quindi ci si congela all’andata. Il ritorno è meglio, ma poi ci si asciuga e cambia negli stessi bagni a temperatura ambiente. Detta così non pare allettante, ma quando sei immerso nell’acqua calda, ammirando il grigio mare e pensando che stai guardando il circolo polare artico … be’, ti rendi conto che ne vale veramente la pena.

Il Finna hotel non ha una cucina a disposizione, quindi siamo costretti ad andare al ristorante, sempre intimoriti dal costo della cena visto che in Islanda il costo della vita è molto più caro. Ci sarebbero un paio di alternative, ma solo un ristorante è aperto. Il menù non è amichevole per i vegetariani, quindi prendo una pizza. Leila invece ordina Fish & Chips che giudica molto buono. Birra? Nemmeno a dirlo, Vicking. Alla fine non abbiamo pagato neanche così tanto, più o meno quello che si spende in Italia.

TipsIn Islanda si beve la birra Vicking, nel senso che è l’unica che si trova. Si trovo altro solo nelle grandi città come Reykjavik dove c’è più scelta. Per questo consiglio di fare scorta al mercatino dentro all’aeroporto dove c’è più scelta e i prezzi sono molto inferiori.

In paese non c’è molta scelta e finiamo al Café Riis che comprende anche un pub in un’altra sala per cui vediamo uno scorcio di vita locale. A differenza di quanto mi sarei aspettato gli islandesi sono rumorosi e bevono poco alcool e vanno a letto presto, ma forse è una caratteristica solo di questo posto.

Facciamo una passeggiata per il paese, ovvero 300m avanti e indietro dal ristorante. Non c’è nessuno e tutto è buio, chiaramente la temperatura non invoglia ad uscire. Solo qualche gatto si avventura per il paese. Comunque sia è una sensazione un po’ surreale, che merita di essere provata.

Rientriamo all’albergo e andiamo a dormire quasi subito, anche domani ci saranno parecchi chilometri.

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