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05/05/2017 – Wadi Rum

La svegila è presto, alle 5:30 veniamo richiamati all’ordine, del resto se vuoi vedere Petra senza umani l’orario giusto è a pranzo, ma se ti vuoi evitare anche i cammelli adesso è quello giusto.

Alle 5:50 siamo davanti al cancello (basta spingere perché è aperto), alle 6:00 apre la biglietteria per convertire il Jordan pass, alle 6:05 siamo all’ingresso dove Leila è il visitatore # 1 della giornata, io il # 2. Oltre a noi c’è un’altra coppia che però corre per vedere il monastero.

Dopo 20 minuti siamo al Tesoro, io il visitatore # 3, Leila il # 4 (la coppia avevale gambe buone). Oltre a noi un bambino che vive dentro (i beduini sono autorizzati), due addetti alle pulizie, il gestore dello shop – bar.

Silenzio e magia!

Per i veri fotografi (non io ovviamente) la golden hour praticamente non esiste, ne alba ne tramonto, perché essendo il Tesoro all’interno di un canyon il sole basso non arriva. Per il resto del sito invece è sicuramente consigliabile.

Dopo 15 minuti di scatti forsennati per approffittare del vuoto iniziano ad arrivare le prime persone. A quel punto ci prendiamo un the e ci sediamo di fronte alla porta a gustare la scena. Il sole inizia a scendere sulla porta lentamente, la giornata inizia oziosamente a partire.

Le ancora poche persone si cimentano in stupidi selfie, i due addetti alle pulizie seduti a parlare scattano in piedi e corrono a fare qualche cosa quando arriva una jeep, forse del loro responsabile.  Tutto è surreale e divertente e il the … buonissimo.

Poi arrivano i gruppi e sappiamo che è il momento di partire. Una ora, una ora in tutto per vivere questo posto, per immaginarsi le carovane arrivare, il verde e una giornata dei mercanti del deserto prendere vita. Non troppo, ma non abbastanza, sicuramente una esperienza da vivere.

Torniamo all’albergo, colazione, impacchettiamo tutto e carichiamo dentro a Mustafà gli zaini e partiamo.

Destinazione Wadi Rum per la nostra notte in tenda beduina.

Seguiamo la strada indicata da Garmin, sicurmente sbagliata, ma molto folcloristica. Arriviamo poi all’autostrada che ci porta diretti al deserto. Timbrato il biglietto al visitor center entriamo nel Wadi Rum village dove non vediamo il parcheggio all’inizio della città. Un tizio ci ferma, ci chiede dove andiamo e ci scorta a casa di Mahommet, quello che gestisce il Beduin Camp dove siamo diretti. 

Ci accordiamo anche per il tour in jeep della giornata e dopo un the un ragazzino ci carica sulle panche nel cassone del suo pick up.

Ci porta a vedere 8 mete (le descriveró in seguito) fino alle 17:30 quando giungiamo al campo.

Bello, non c’è che dire, sicuramente non spartano come quello del Marocco. Qui c’è l’acqua, il bagno più  pulito che abbia mai visto, le tende sono delle capannine rialzate, il letto comodo. Tutto perfetto, ma la notte Marocco era divertente appunto perché minimale.

Dopo un the adiamo a vedere il tramonto sulla montagna dietro al campo. C’e una nuvola, ma non da fastidio, tanto il sole tramonta dietro alla montagna di fronte. I colori però sono eccezionali. Dalla golden hour si passa al rosso intenso, poi allo scuro della notte.

Entriamo nella tenda comune per la cena dove dopo una mezz’oretta allestiscono un buffet. Le cose da mangiare sono le solite, hummus, verdure, in più però c’è una sorta di griglia con verdure e pollo che estraggono da sotto la sabbia dove si è cotta su delle braci per la giornata. Io trovo tutto buonino, forse insipido, ma a me piace  così. Leila trova il pollo un po’ troppo secco. 

I beduini sono cordiali, ma molto distaccati. Come tradizione vuole parlano poco con Leila e si rivolgono più che altro a me. Leila ascolta le loro conversazioni, parlano più  che altro della gente della giornata, di donne e matrimonio. Uno di loro più  loquace parla con altri del nostro gruppo invidiando palesemente la nostra vita. Io in loro vedo persone che hanno il tempo di vivere, si siedono a bere the con amici e parenti prendendosi le giuste pause. In confronto la nostra stressata vita in cui tutto deve essere fatto con metà del tempo necessario sembra un mondo di malati di mente. Come al solito forse il giusto è nel mezzo, ma a loro adesso non sembra senza averla provata. Almeno questa è la mia impressione.

Terminata la cena usciamo per vedere il cielo. Il bello di viaggiare e’ vedere cose nuove e diverse, ma l’asticella tende ad alzarsi. Si, ci sono stelle, ma poche complice anche una luna con falce a metà. Nulla a che vedere con il Marocco, ma sopratutto con il Mauna Kea.

L’atmosfera è comunque magica e dopo una mezz’oretta seduti a guardare il deserto illuminato dalla luna andiamo a dormire. La notte è freschina, ma con le coperte di lana si sta bene.

Bella giornata, adesso buona notte!

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