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02/05/2017 – Mar Morto

Ci svegliamo la mattina e andiamo a fare colazione, dove il lussuoso (e costosissimo) albergo ha allestito un colossale buffet. 

Provo immediatamente il Foul, tipicità locale a base di fagioli. Se ne prende una mestolata e poi si aggiungono verdure o salse a piacimento. Mimo quello che ha fatto il tizio davanti a me e preparo la mia ciotola. Oddio, l’odore sembra quello di un calzino arrivato a scadenza, ma il sapore? Impossibile dire che sia cattivo, in realtà non sa proprio di niente, si regge tutto sulle aggiunte.

Provo un sambusak, un involtino squisito … fuori, ma poi emerge un cuore di formaggio che mette a dura prova le arterie dal gran che è salato. Io l’ho scartato lasciando l’interno ai posteri e non era male. Un altro paio di tentativi più o meno felici e poi mi sono buttato sule pastarelle. La ciambellina fritta era quasi al pari di quella di Zona Cesarini a Villamarina e questo è un punto di onore.

Lasciato il ristorante andiamo in spiaggia. La sabbia è importata, difatti e su una pandenza da gamba di acciaio,  tolto questo il posto è carino. Entriamo subito in acqua e ovviamente troviamo sassi. Sopra a molti di questi c’è uno strato di sale condensato che li rende affilati come lame. L’entrata è facilitata da una serie di sa chi sul fondo pieni di pietre arrotondate.

Il primo impatto è surreale: impossibile nuotare, la alta salinità porta il corpo alla emersione quasi completa. Di schiena i piedi escono, di pancia anche mezza gamba. Anche mettendosi in verticale le spalle escono senza nemmemo muoversi. L’acqua come avevo notato è salata e untuosa, un gran bene per la pelle, dicono.

Fuori c’è una vaschetta di fango davanti ad uno specchio. Ci si spalma completamente, si secca al sole e poi in acqua per lavarsi, evitando la faccia per ovvi motivi (se i motivi non fossero ovvi mettete gli occhi dentro l’acqua e lo diventano). La pelle si riprende qualche anno in morbidezza ed età, niente che un paio di giornate di lavoro non possano rimettere a posto.

Passiamo la mattina tra aqua, fango e sole, poi impachettiamo la roba e partiamo, destinazione Betania. Questo è il posto dove Gesù e stato battezzato … presumibilmente. Dico questo perché i Giordani spergiurano evidenze storiche alla mano che sia corretto, gli israeliani anche, ma in un altro posto sul loro territorio ovviamente.

Le visite sono teoricamente ogni 30min, ma in realtà aspettano di comporre un gruppo. Dopo vieni caricato su un pulmino e infine inizia un tour a piedi. Attesa a parte è tutto perfettamente organizzato, alcune parti del tratto a piedi sono persino coperte per offrire ombra. Il sito del battesimo è una piccola pozza che arriva direttamente dal Giordano. La cosa però più impressionante è che si cammina quasi sempre sul confine con Israele. Immancabile lo sms che avvisa il cambio di nazione, gli operatori telefoni Israeliani ci tengono a surclassare i giordani in quanto a potenza di segnale. Si arriva alla fine del percorso direttamente sul fiume Giordano dove è possibile anche immergersi. Lo stesso fanno dall’altro lato del confine, ovvero tre metri, sul lato di Israele. Devo dire però che i Credenti dall’altra parte  sono più appassionati dei nostri. Si ritorna indietro quindi al pulmino con sosta all’immancabile negozio di souvenir religiosi. La morale finale è quindi questa: che tu sia Mussulmano o Ebraico, quando si tratta di spennare Cristiani non ci sono pregiudizi! È bello finalmente vedere le tre grandi religioni unite.

Facciamo due chiacchiere con la guida che ci dice che malgrado sia alta stagione non c’è turismo, il che è dovuto alla situazione siriana. Questo spiega perché abbiamo preso un cinque stelle ad un prezzo affrontabile.

Ritorniamo all’albergo per un ultima botta di sale in mare. Tra parentesi, non tutti hanno realizzato che il Mar Morto è un lago!

Per la cena valutiamo varie alternative, poi optiamo per il migliore Libanese della zona. Così cita Trip Advisor e anche il cartello dentro all’albergo, visto che è qui! Dal menu scopro che le opzione vegetariane si limitano agli antipasti, ma va bene, di mezze di sopeavvive. Prendiamo hummus, fatoush, moutabel e Leila aggiunge delle salsicce. Leila prova un bicchiere di vino, all’assaggio fa una faccia come avesse addentato un limone. Sembra che lo Shiraz locale sia un seccone liquoroso, quindi decliniamo e passiamo alla San Pellegrino con limone.  Limone presente anche nella fatoush, nelle salsicce e in quantitativi industriali nella moutabel. Quest’ultima è composta da melanzane grigliate con salsa di melograno. Il primo assaggio incuriosisce, il secondo stupisce, il terzo stomaca.

Paghiamo e facciamo unaa breve passeggiata, per poi tornare in camera. Come diceva la guida l’albergo è vuoto e si sta tranquilli.

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